domenica 29 ottobre 2017

Serie "Bootleg" n. 256 - Venegoni & Co - Live in Milano, Teatro Anteo, 1979 (soundboard)

FIRST TIME ON THE WEB


PREMESSA

La saga dei FIRST TIME ON THE WEB, spesso accompagnata da registrazioni soundboard, continua inarrestabile. Grazie al contributo del nostro nuovo benefattore, Marco Osel, vede la luce per la prima volta questo raro concerto di Venegoni & Co. registrato dal vivo, direttamente dal mixer, al Cinema Teatro Anteo di Milano nel 1979. Mese e giorno non sono indicati, ma poco importa. Era l'era di "Sarabanda", peraltro riproposto in gran parte in questo grandioso concerto.


TRACKLIST CD1:

01. Calypso Minestrone
02. Mezzogiorno / Balòn
03. Band presentation
04. Unknown
05. Sarabanda

TRACKLIST CD2:

06. Coesione 

Bonus tracks
Tributo agli Area - Venegoni Quartet e Patrizio Fariselli - Torino, 2010

07. Gioia e rivoluzione
08. L'elefante bianco
09. Luglio, agosto, settembre (nero)


FORMAZIONE - LIVE 1979

Gigi Venegoni - chitarra
Silvano Borgatta - tastiere
Paolo Franchini - basso
Luigi Colarullo - batteria
Marco Astarita - percussioni, aggeggi, voce

FORMAZIONE - LIVE 2010

Patrizio Fariselli - pianoforte
Gigi Venegoni - chitarra
Piero Mortara - tastiere
Mauro Battisti - basso
Alessandro Minetto - batteria

Patrizio Fariselli

Un paio di annotazioni. Il concerto del 1979, oltre alla qualità sonora soundboard, è splendido per la potenza di suono e la precisione delle esecuzioni. Ne esce un gruppo ben rodato e amalgamato, con la chitarra graffiante di Venegoni in primo piano, che propone quasi completamente "Sarabanda" oltre a Coesione, da "Rumore Rosso" suonata in chiusura. A mio avviso questo concerto è superiore ai due live ufficiali. La track 1 mi pare una versione rimaneggiata di Calypso Minestrone, ma non ne sono certo, così come non ricordo la track 4. Per questo l'ho semplicemente intitolata Unknown. Confido sulla vostra conoscenza e la vostra memoria. Sono certo che nei commenti verranno indicati i titoli esatti.

Le tre bonus track le ho postate come semplice riempitivo, dal momento che l'intero concerto non rientra negli 80 minuti. Non volevo lasciare solo soletto Coesione sul secondo cd. Sono comunque tre brani interessanti dove Gigi Venegoni, col suo quartetto, omaggia gli Area con un ospite di eccezione, ovvero Patrizio Fariselli al pianoforte. La registrazione è stata effettuata al Magazzino di Gilgamesh, a Torino, il 5 febbraio 2010. Su Youtube sono pubblicati i video. Ringrazio doverosamente gli autori e il sito Marok.org (come indicato in una delle immagini)


E' tutto. Nell'attesa delle informazioni mancanti vi lascio con il consueto buon ascolto.

Link CD1
Link CD2


Post by George - Music by Osel

sabato 28 ottobre 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 35 bis - King Crimson, Reggio Emilia 1973 (complete concert)

FIRST TIME ON THE WEB

Cari amici, il nostro Marco Osel ci ha nuovamente inviato i file del concerto COMPLETO dei King Crimson al Palazzetto dello Sport di Reggio Emilia il 5 aprile 1973. Nulla da aggiungere se non l'opportunità di ascoltare questa meraviglia nella sua completezza... 

Buon ascolto


TRACKLIST:

01- Doctor Diamond
02- Larks' Tongues In Aspic Part I
03- Easy Money
04- Space 1
05- Exiles
06- Book Of Saturday
07- Space 2-3-4 / The Talking Drum
08- Larks' Tongues In Aspic Part II
09- 21st Century Schizoid Man


Mini  post by George - Maxi music by Osel

venerdì 27 ottobre 2017

Serie "Bootleg" n. 255 - PFM - 1976 - Concerto a Osaka

FIRST TIME ON THE WEB (?)


DISC 1 :

1 Celebration (E' festa)
2 Four holes in the ground
3 Paper charms
4 Dove... Quando
5 Franco Mussida solo
6 Out of the roundabout

DISC 2 :

1 Mr. Nine till Five (including Rossini Guglielmo Tell)
2 Bis including Impressioni di Settembre
3 Celebration (E' festa)


Un po’ come ci ha abituati l’amico Osel, sono andato pure io a cercare qualcosa di interessante nei miei antichi archivi, e mi è saltata fuori questa cassetta che ritengo di un certo interesse, pur dovendo assolutamente fare una premessa prima di proporvela: come potete vedere nell’immagine che Vi allego, questa non recava né titoli né line up del gruppo, ma solo quella dicitura PREMIATA FORNERIA MARCONI - OSAKA 1976, marchio di fabbrica del mio amico Gigi, pusher di materiale… sonoro, mi raccomando, di eccelsa qualità, benché altresì non abbia per nulla presente se il qui presente sia stato poi pubblicato in qualche altro blog o addirittura stampato come bootleg in cd, ma non potrei neanche giurare sulla sua genuinità, benché gli “Arigatò” di Mussida e Di Cioccio non dovrebbero lasciare dubbi in merito.


Ma veniamo al concerto in sé: nel primo cd si comincia con Celebration (E’ festa), con un intro leggermente diverso da quelli a cui siamo abituati, si prosegue con Four holes in the ground e poi Paper Charms dal recente Chocolate Kings dilatata dagli originali 8’30” a oltre 12 minuti grazie agli assoli finali prima del basso di Djivas e del violino di Pagani, in seguito della chitarra di Mussida e delle tastiere di Premoli, il tutto accompagnato dalla sapiente voce di Lanzetti. A seguire Dove…Quando… che vede alla voce Franz Di Cioccio, con un intro di tastiere di oltre 3 minuti ed in seguito il flauto di Mauro Pagani a farla da padrone. Chiudono il primo cd un solo di chitarra di Franco Mussida e il brano Out of the roundabout, sempre da Chocolate Kings, anche qui con finali ad libitum di tutti gli strumentisti. Un vero peccato che si tronchi a poco dalla fine, ma probabilmente la cassetta era finita, e così...


Il secondo CD si apre con una Mister Nine till Five dilatata dal violino di Mauro Pagani a quasi 28 minuti e con l’immancabile Guglielmo Tell di Rossini. A questo punto il concerto pare concludersi con i saluti ed i ringraziamenti, ma poi probabilmente i nostri tornano sul palco per un bis con una session ahimè troppo frusciata all’inizio, teniamo conto che il nastro dovrebbe avere 41 anni, probabilmente registrata in seguito con idoneo dolby. In questa session ogni musicista si ritaglia un suo spazio, dove stavolta a far la voce grossa è la batteria di Franz, e con finale il refrain di Impressioni di Settembre, come era solito fare il gruppo milanese. Dopo i saluti, a sorpresa torna una Celebration anche qui ahimè monca, tanto che non capisco se facesse parte del concerto o fu un’aggiunta di Gigi a completare la cassetta, come era prassi usuale a quei tempi.

Per concludere cari amici, io posso solo proporVi il tutto, ma voi ben più attenti e colti di me fateci sapere se tutto ciò era qualcosa di cui già avevate possesso, se mai pubblicato prima in qualche blog dedicato o altrove, insomma… mi fido di Voi.

Buon ascolto e buona salute a Voi tutti, Frank-One

LINK

Words and music by Frank-One, post by Captain
 

giovedì 26 ottobre 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 35 - (Yesterday & Today n. 17) - King Crimson, Reggio Emilia 1973 & Milano 2016


Sono passate molte lune dall'ultima volta che la gloriosa serie "Yesterday & Today" ha fatto la sua comparsa tra le pagine della Stratosfera. L'occasione per rispolverarla me l'ha fornita ancora una volta l'amico Marco Osel,che dai suoi cassetti ha estratto due concerti dei leggendari King Crimson, risalenti rispettivamente al 1973 e al 2016.  Una forbice di 43 anni separa le due registrazioni, entrambe di eccellente qualità sonora. Iniziamo con il concerto di Reggio Emilia, parte integrante di un tour che toccò la nostra penisola nel lontano 1973, per approdare al 2016, anno in cui la premiata ditta D'Alessandro e Galli riuscì a riportare Fripp e soci in Italia per ben otto date. Ho cercato a lungo nei meandri del web un possibile bootleg dei KC a Reggio Emilia, ma non ho trovato nulla. Fino a prova contraria mi sento di affermare che si tratta di un "first time on the web". Stesso discorso vale per la lunga performance di Milano, della quale non vi è traccia evidente. Finite le premesse e ringraziato ancora una volta Osel per queste chicche, lasciamo spazio alla musica.

Yesterday 

FIRST TIME ON THE WEB

King Crimson - Reggio Emilia, Palazzetto dello Sport 
5 aprile 1973


TRACKLIST:

01- Doctor Diamond
02- Larks' Tongues In Aspic Part I
03- Easy Money
04- Improvisation # 1
05- Exiles
06- Book Of Saturday
07- The Talking Drum
08- Larks' Tongues In Aspic Part II
09- 21st Century Schizoid Man (missed)

LINE UP

Robert Fripp - guitar, mellotron
John Wetton - bass, vocals
David Cross - violin, flute, mellotron
Bill Bruford - drums


Straordinario concerto che segue a ruota  quello di Roma del 13 novembre 1973 già pubblicato sulla Strato nel febbraio scorso (fu anche l'occasione per ricordare John Wetton, scomparso il 31 gennaio) che ritroverete qui. La tracklist del concerto di Reggio Emilia differisce in parte rispetto all'appuntamento di Roma.

Vale la pena ricordare le tappe di quel lontano primo tour italiano dei King Crimson, suddiviso in due tranche. La prima parte  toccò le città di Reggio Emilia (il 5 aprile, che rappresenta dunque in assoluto il primo concerto italiano dei KC) e Roma (il 6 aprile). Dopo una lunga serie di concerti negli Stati Uniti e in Canada, i KC tornarono in Italia per altre due date: il 12 novembre a Torino, il 13 a Roma. Tutti questi concerti sono documentati, pertanto fra qualche settimana vedremo di pubblicare i due mancanti per la gioia dei completisti. Come ho scritto nelle premesse, non ho trovato traccia di questo concerto sul web, mentre ho recuperato una buona recensione nostalgica e alcuni scatti fotografici (qui pubblicati), opera di Silvano Martini che ringraziamo. Questa è la pagina del suo blog "Last Music Rebel" che vi invito a visitare.

Il concerto si apre con un inedito, Doctor Diamond, che i KC suonarono spesso dal vivo in quel periodo. Segue la riproposta quasi integrale di "Larks' Tongues In Aspic", allora da poco pubblicato. Da segnalare, unica piccola pecca, la mancanza di 21st Century Schizoid Man, proposta come bis in chiusura di concerto.


...and Today

FIRST TIME ON THE WEB

King Crimson - Milano, Teatro degli Arcimboldi
5 novembre 2016


TRACKLIST CD1:

01. Tuning up
02. Threshold Soundscape 
03. Larks Tongues in Aspic - part one
04. Pictures of a City
05. Dawn Song
06. Red
07. Cirkus
08. Fracture
09. Epitaph
10. Hell Hounds of Krim
11. Easy Money


TRACKLIST CD2:

01. Interlude
02. The Talking Drum
03. Larks Tongues in Aspic - part two
04. Fairy Dust
05. Peace
06. Indiscipline
07. The Court of the Crimson King
08. The Construkction of Light
09. The Letters
10. Sailor’s Tail
11. Meltdown
12. Radical Action II
13. Level Five


TRACKLIST CD3:

01. Starless
encore
02. Banshee Legs Hassle
03. 21st Century Schizoid Man


LINE UP

Rober Fripp - guitar
Mel Collins - saxophone, flute
Tony Levin - bass
Jakko Jakszyk - guitar, vocals
Gavin Harrison, Jeremy Stacey, Pat Mastelotto - drums 


Arriviamo così allo scorso anno, in cui i KC (a proposito, lunga vita a Fripp & co.) tornarono in Italia per proporre il loro "The Elements of King Crimson Tour 2016".  Otto date in quattro differenti città: 5 e 6 novembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano, 8 e 9 novembre al Teatro Verdi di Firenze, 11 e 12 novembre all'Auditorium Conciliazione di Roma e, infine, 14 e 15 novembre al Teatro Colosseo di Torino. Nella formazione comprendente bel tre batteristi, il leader storico Robert Fripp ha cooptato per l'occasione Mel Collins al sax (già nei KC negli anni '70 e poi nel tour 2013), Tony Levin al basso e stick (anch'egli con i KC fin dal 1981) e il chitarrista e cantante Jakko Jacszyc, approdato alla corte del Re Cremisi nel 2003. 


Il lungo concerto, raccolto in ben 3 CD, ripercorre il meglio della lunga produzione discografica del gruppo, alternando brani storici (ben tre dal primo superlativo LP  del 1969 tra cui una stupenda versione di The Court of the Crimson King) ad altri relativamente più recenti. Una lunga cavalcata che ripercorre 45 anni di storia musicale di un gruppo leggendario e immortale. Vi lascio con alcuni scatti fotografici inviati direttamente da Osel.
Buon ascolto.





Link KC Reggio Emilia 1973

Link KC Milano 2016 CD 1
Link KC Milano 2016 CD 2
Link KC Milano 2016 CD 3



Post by George - Music by Osel

lunedì 23 ottobre 2017

Serie "Catto Prog" n. 12 - Vari - 1979 - Risonanze 1 + Risonanze 3 / Evocazioni musicali di temi biblici (vinyl)


PREMESSA: scopo di questo post è quello di completare quanto già pubblicato nel gennaio scorso,  ovvero il volume 2 della trilogia dedicata alle "evocazioni musicali di temi biblici". Risonanze 2 lo potrete recuperare qui.

Grazie al contributo di alcuni amici della Stratosfera siamo oggi in grado di regalarvi i due volumi mancanti. Ricordo che tutti e tre gli album, pubblicati sia in vinile che in musicassetta nel 1979. non sono mai stati ristampati negli anni successivi. Ultimo appunto: per assonanza, dato il sottotitolo e l'etichetta "Edizioni Paoline", li ho inseriti nella serie "Catto Prog", ma mi rendo conto che si tratta di una forzatura. Chiedo venia. Ed ora, conclusi i ringraziamenti e le precisazioni, passiamo al dettaglio dei brani.

Artisti vari - Risonanze / 1 - Evocazioni musicali di temi biblici (1979 - vinyl)


TRACKLIST:

01 Egisto Macchi - Caos  2:30  
02 Luigi Zito - Creazione  4:59  
03 Egisto Macchi - Tenebre  2:05  
04 Alessandro Alessandroni - Luce  1:20  
05 Luigi Zito - Eden  2:32  
06 Luigi Zito - Tentazione  2:08  
07 Ennio Morricone - Vita  1:46  
08 Ennio Morricone - Violenza  2:06  
09 Luigi Zito - Vocazione  1:54  
10 Luigi Zito - Fedeltà  3:00  
11 Egisto Macchi - Sacrificio  3:04  
12 Ennio Morricone - Shalom  2:30  


Il disco venne attribuito ai quattro autori (e non ad un generico "artisti vari"), ovvero Egisto Macchi, Luigi Zito, Alessandro Alessandroni ed Ennio Morricone. Egisto Macchi (scomparso nel 1992) è stato un noto compositore, autore di innumerevoli colonne sonore teatrali, televisive e cinematografiche. Ad iniziare dal 1967 Macchi è stato tra gli iniziatori dello Studio R7, il laboratorio elettronico per la musica sperimentale. Ha collaborato con il Gruppo d'Improvvisazione Nuova Consonanza, fondato da Franco Evangelisti nel lontano 1964.  E' lui alle percussioni nell'album "The Feed-back" del 1970. A Egisto Macchi vanno ascritte le tre composizioni più "ambient" del'intera raccolta.

Egisto Macchi
Luigi Pasquale Zito è un po' meno noto, anche se stiamo parlando di un compositore di tutto rispetto. Nella sua scarna discografia troviamo due album incisi con Vittorio Nadalin, rispettivamente nel 1971 e nel 2017.  Nel 2010 ha scritto la colonna sonora della commedia teatrale e del film televisivo "Otello secondo Carmelo Bene". Alessandro Alessandroni e, ancor di più, Ennio Morricone, non necessitano di presentazioni. Dodici composizioni di grande effetto e assolutamente "evocative", nel pieno rispetto del titolo del disco.



Artisti vari - Risonanze / 3 - Evocazioni musicali di temi biblici (1979 - vinyl)


TRACKLIST:

01. Ennio Morricone - Attesa  2:38  
02. Ennio Morricone - Annuncio  1:58  
03. Egisto Macchi - Incarnazione  3:25  
04. Gino Marinuzzi Jr. - Povertà  1:41  
05. Egisto Macchi - Regno di Dio  2:39  
06. Ennio Morricone - Fede  1:41  
07. Armando Trovaioli - Beatitudine  3:22  
08. Miriam Bordoni - Passione  2:16  
09. Luigi Zito - Risurrezione  3:03  
10. Miriam Bordoni - Spirito  2:39  
11. Luigi Zito - Missione  3:08  
12. Ennio Morricone - Comunione  1:41  
13. Gino Marinuzzi Jr. - Maranathà  3:00  


Nel terzo e ultimo volume della trilogia esce di scena Alessandro Alessandroni  e subentrano Gino Marinuzzi Jr. (autore di numerose colonne sonore, scomparso nel 1996) e Miriam Bordoni (che merita in futuro una trattazione a sé). Le atmosfere non cambiano. Tredici tracce "evocative" che chiudono degnamente il trittico. 

Gino Marinuzzi Jr. 
E' tutto. Mi auguro che le due opere siano di vostro gradimento. A voi tutti
buon ascolto.


Link Risonanze 1
Link Risonanze 3

Post by George

domenica 22 ottobre 2017

Crowdfunding per il docu-film su Juri Camisasca

Condivido una interessante intervista (apparsa sul blog Psycanprog) ad Antonello Cresti e Francesco Paladino, curatori del progetto "Non cercarti fuori", ovvero un docufilm che racconta Juri Camisasca, una delle voci più belle che il nostro suolo abbia mai partorito. Essendo un progetto Crowdfunding, ovvero finanziato dal basso, invito tutti ad approfondire e a contribuire visitando la pagina ufficiale dell'artista, unico modo per avere la vostra copia di questo meraviglioso film.

Intervista ad Antonello Cresti e Francesco Paladino, in occasione della campagna di crowdfunding per il docu-film su Juri Camisasca



 In questi giorni parte il lancio della campagna crowdfunding per il docu-film su Juri Camisasca, “Non cercarti fuori“. Artefici e portavoci di questa nuova sfida sono il saggista Antonello Cresti e il regista Francesco Paladino, che si raccontano per l’occasione sul nostro sito. Il loro intento, citando le loro parole di presentazione al progetto, è quello di realizzare “un’opera filmica che, come indica Jodorowsky, possa curare e non fermarsi al puro atto estetico” e “scoprire un personaggio di culto della scena musicale degli ultimi decenni, nel quale opera artistica e scelta esistenziale si compenetrano perfettamente“. A chi volesse approfondire e contribuire attivamente a questa imperdibile iniziativa rimandiamo al LINK ufficiale, ricordandovi che la campagna di raccolta fondi si chiuderà il 31 dicembre 2017.


Valeria Ferro: Juri Camisasca incarna alla perfezione un’esistenza fatta di ricerca, artistica ed umana. Quanto è importante per voi la ricerca nella vita e nel vostro lavoro?

Antonello Cresti:  Il caso di Juri Camisasca, hai detto bene, è per me sempre stato uno stimolo, un pungolo, una ispirazione per tentare di condurre una vita in cui la spinta creativa si saldasse ad una volontà di stare altrove. “Vivere nel mondo, senza essere del mondo”, per citare una frase che Juri conosce molto bene… Da questo punto di vista mi viene da dire che ogni pensiero, ogni atto sono momenti di ricerca e guai a pascere nel ristagno: potrà magari essere più consolatorio sul breve termine, ma sulla lunga distanza simili atteggiamenti sono incapacitanti e autodistruttivi. E mi sento anche di dire che, in realtà, non ci sia stato di grazia maggiore di quello dato da una “stabile instabilità”.

Francesco Paladino: Ho iniziato a “ricercare” a 7 o forse 8 anni; ho ancora le registrazioni di tromba e giradischi che inventai…la mia vita è tutta una sperimentazione, non riuscirei a vivere senza provare a vedere con la voracità e l’incoscienza che mi contraddistingue. E’ una sete, che mi conduce in itinerari che il mese prima nemmeno immaginavo. “Juri” segna una tappa importante del mio lavoro cinematografico perchè è un personaggio vero che devo riuscire a ritrarre come è , nella sua reale essenza. Una sfida importante.

Valeria Ferro: Antonello, dopo il CD tributo a Claudio Rocchi un film su Camisasca è il proseguimento naturale del tuo progetto “Solchi sperimentali”, nato su carta e ormai sempre più multimediale. Da dove nasce il tuo interesse per Juri? Quali sono i punti in comune, a tuo avviso, con Claudio Rocchi ?

Antonello Cresti: Diciamo che progetti come quelli dedicati a Rocchi e Camisasca possono essere intesi come avvicinamenti della lente di ingrandimento sulla grande mappa delle musiche altre. Come dicevo prima per me Camisasca è stato un grande ispiratore: avevo 14 o 15 anni ed ascoltavo le sue canzoni “mistiche” e in esse avvertivo una rivolta radicale, definitiva, che non trovavo nella musica di ispirazione politica. C’è un brano, “La Nave dell’Eterno Talismano”, che letteralmente mi ha salvato dagli stati d’ansia che avevo covato durante la mia infanzia, insegnandomi a “lasciar passare come aeroplani” i pensieri. Inoltre attraverso Camisasca ho scoperto e poi approfondito la straordinaria tradizione del Canto Gregoriano, una forma musicale che – oltre che bellissima – io sento ancora molto attuale, come tutte le cose che stanno al di sopra del Tempo. I parallelismi con Rocchi, che ho conosciuto personalmente, direi che possono stare proprio nella inesausta ricerca, anche se Claudio (te lo avrebbe confermato anche lui) procedeva molto per fasi.

Valeria Ferro: Dopo il film “Solchi Sperimentali – The Movie“, questa è la vostra seconda collaborazione. Come è nata questa nuova iniziativa?

Antonello Cresti: Iniziamo col dire che collaborare con Francesco è una cosa molto piacevole e naturale poiché siamo molto in sintonia e spesso ci completiamo, oltre ovviamente a stimarci reciprocamente. Ho avuto questa “illuminazione” del docufilm su Juri qualche mese fa e l’ho esposta in dieci minuti a Paladino che ha subito raccolto e rilanciato. Da lì a passare ai fatti saranno passate si e no due settimane…

Francesco Paladino: Non è vero che tutto quanto mi si propone io realizzo. Solo i progetti che reputo importanti, densi di significato, ed un film su Juri lo è. Lo è perchè c’è tanto da dire, perchè ci sono amici disposti ad aiutarci in questa avventura, lo è perchè Juri ha fiducia in noi. Ecco, lavorare con Cresti è trovare buona parte del lavoro di “contatti” già pronto “per l’uso”, e poi è piacevole perchè entrambi abbiamo gli stessi ritmi forsennati. Tutto è nato da una “zona comune” di interessi tra i quali figurava anche e sopratutto Juri. da lì a “fare qualcosa” è stato un attimo.

Valeria Ferro: Il film “Solchi Sperimentali” è stato accolto dal pubblico con successo. Vi aspettavate un tale entusiasmo dal crowdfunding?

Antonello Cresti: Avendo vissuto a contatto con le persone gli ultimi tre anni della mia vita, tendo oramai ad avere sensazioni molto precise sulle possibilità di successo di un progetto. Dunque ti confesso che – anche nello scetticismo di molti – ho sempre pensato che ce l’avremmo fatta. Detto questo è evidente che  – in ogni caso – il dato del crowdfunding contiene elementi sorprendenti e anche di insegnamento per il futuro. Cercheremo di farne tesoro per il futuro, poiché senza la verifica del pubblico nessun progetto ha per me senso di esistere.

Francesco Paladino: Sinceramente no, non mi aspettavo tutto questo  interesse e badate bene SENZA NEMMENO UNA RECENSIONE  su un giornale musicale! E pensare che sia io che Antonello siamo “critici musicali” e scriviamo su riviste… Inoltre si trattava non già di un documentario, ma di una fiction ironica, graffiante e sperimentale… quando ho visto che c’era tutto questo interesse, dimostrato dall’esito positivo del crownfunding e dai commenti post produttivi… beh mi sono davvero entusiasmato. E’ stata una eccitante avventura, nulla da dire!!!!

Valeria Ferro: Oltre a un brano di “Arcano Enigma”, il titolo che avete scelto per il docu-film (“Non cercarti fuori“) rispecchia anche la poetica di Sant’Agostino, tanto cara a Camisasca. Cosa rappresenta per voi questa frase al giorno d’oggi?

Antonello Cresti: La frase “Non cercarti fuori” (“ne te quasiveris extra” nell’originale latino) è tratta da un testo di Alfano di Salerno che trovo eccezionale. Essa riassume in tre parole tutto ciò che dovrebbe compiere un individuo. Non possiamo avere nessuna influenza positiva sul mondo se non partiamo da noi stessi, se siamo dimentichi di noi. Purtroppo tale situazione di assenza da sé, già connaturata a molti uomini è oggi artatamente amplificata dalle inumane priorità imposte dalla Società dello Spettacolo.

Francesco Paladino: Leggo Sant’Agostino tutte le sere, prima di addormentarmi. Un capitolo breve, una stilla di poesia. Le confessioni. Stile complesso, ma alla fine un indubitabile tripudio di energia. Non cercarsi fuori -oggi come oggi- è una esortazione preziosa, per non perdersi, per riamarsi, per ritrovarsi nel nostro brevissimo ma complesso cammino.

Valeria Ferro: Nonostante abbia collaborato con celebri autori della scena musicale nostrana (in primis, ricordiamo ovviamente Franco Battiato), Juri Camisasca non è certo uno dei nomi più noti e menzionati. A chi non lo conosce, volete consigliare qualche album? E ai fan di Juri, invece, volete spiegare cosa il vostro progetto audiovisivo vuole mettere in luce?

Antonello Cresti: Il debutto “La Finestra Dentro” e l’album “Te Deum” sembrano rappresentare due opposti inconciliabili ed è proprio da questa forma di dialettica interna così feroce he secondo me si dovrebbe partire, in rapida successione. In estrema sintesi riguardo al nostro progetto dico solo che Juri è un personaggio che ha una infinità di cose da dire per farci riflettere ed ispirare. Ed abbiamo questa grande opportunità che se portiamo a termine significherà soprattutto farci un regalo, per migliorare le nostre vite. Poiché di gurdjieffiani “uomini straordinari” se ne vedono sempre meno all’orizzonte… Cercheremo di rendere questa grande ricchezza del personaggi con parole, suoni e immagini nella migliore migliore!

Francesco Paladino: Il primo disco di Juri mi aveva interessato ma non l’ho amato. “Te Deum” e i seguenti sono invece miele per le mie orecchie. Si intuisce lo sforzo di Juri a ricercarsi ad un livello devozionale, spirituale, fluttuando nell’ in sè che appare una stella brillante per trovare la nostra via.  Questi dischi come TE DEUM sono la voce della nostra essenza. Basta porgere un minimo di attenzione, anche se tutto all’istante non si svelerà subito. Occorreranno vari ascolti per cogliere l’immensità latente, che trasuda un significato di umile potenza espressiva. Difficile trovare paragoni a questi livelli.

Suggested by Antonio LM and Captain, thank you to Psycanprog

giovedì 19 ottobre 2017

Luca Ghielmetti - 1990 - Le corniole di Nonno Rassuli (vynil)


  
TRACKLIST

1 Nostra signora dei Turchi
2 Uomini secchi
3 Nikos
4 Tana del lupo
5 Gli elefanti del mare/Elephant march
6 Le corniole di Nonno Rassuli
7 Zumpa zumpa and wine
8 Pilar Shopping Company
9 Sugar Ray Robinson
10 - Bonus track - Le corniole di Nonno Rassuli (live al Premio Tenco 1990)
11 - Bonus track - Madremmana (parte, inedito, live al Premio Tenco 1990)
12 - Bonus track - Zumpa zumpa and wine (parte, live al Premio Tenco 1990)


FORMAZIONE :

Bass – Andrea Tognoli
Drums – Gino Carravieri
Drums – Paolo Saraceno
Piano, Vocals, Keyboards – Mark Harris
Flute, Alto and Soprano Saxophone – Giancarlo Parisi
Guitar – Giorgio Cocilovo
Keyboards – Paolo Bolio
Cornet – Fabio Ciboldi
Trombone – Antonio Frisoni
Trombone – Ambrogio Frigerio
Trumpet – Armando Saldarini
Trumpet – Fabio Ciboldi
Contrabass – Paolo Frondoni
Contrabass & bass – Massimo Scoca
Bass – Marco Nanni


Quel Premio Tenco fu davvero rivelatore. Correva il 1990 e qualcuno, nonostante l’ora tarda, stava ancora davanti alla TV a gustarsi, in differita, le serate della gloriosa manifestazione musicale, a quell’epoca ancora guidata con mano salda dal grande vecchio Amilcare Rambaldi. Quel pochi in fervida attesa davanti al tubo catodico (in quegli anni non era ancora diventato solo un modo di dire) erano lì in attesa di qualcosa. Gli anni 80, il Gran Deserto della Canzone d’Autore, erano da poco finiti e tutti erano lì, alla ricerca di un’epifania, di qualcosa o qualcuno che sapesse riprenderla in mano, ‘sta cavolo di canzone d’autore (qualunque cosa già ai tempi cominciasse a significare). Sta di fatto che quella veglia di preghiera notturna non fu vana. In quella fatidica edizione furono lanciati due debuttanti assoluti, al loro primo album. Due che non potevano passare inosservati, tanta era la qualità della loro scrittura, e la voglia di non sottostare alle mode effimere di quel decennio appena (fortunatamente) morto.

Dei due, quello che mi colpì particolarmente era proprio l’artista oggetto di questo post. Mi fissai bene in mente il suo nome: Luca Ghielmetti, comasco. Mi incantò la sua assoluta padronanza della forma canzone, anche se i suoi riferimenti musicali erano ben piantati, e si vedeva benissimo, nel jazz e nelle sue numerose diramazioni. All’epoca, a molti, ascoltandolo, venne in mente Paolo Conte (d’altra parte si stava nel suo regno, al Tenco), anche se Ghielmetti timidamente cercò di fare i nomi di Randy Newmann e di Tom Waits. A quest’ultimo, in particolare, l’accumunavano sia la voce roca, sia una certa somiglianza fisica, tant’è che qualcuno dell’organizzazione pensò addirittura di mandarlo in scena a sorpresa facendolo passare proprio per Tom Waits... Chissà se il pubblico del Tenco avrebbe apprezzato lo scherzo.


Sta di fatto che al “Millerecords” di Roma mi prendo subito il lavoro di esordio di questo tizio, dal curioso e astruso titolo “Le corniole di Nonno Rassuli”. Lo adagio sui piatto e, tempo pochi giri, capisco che non mi sono sbagliato: questo è uno bravo, poco da fare. Mi riascolto la title track (nel disco non c’è la stecca iniziale di sax soprano che invece inficiò l’esibizione sanremese), e la ritrovo stupenda e malinconica con quel suo dolce rievocare gli anni avventurosi e romantici da studente fuorisede. E poi scopro tutte le altre, nessuna buttata là tanto per fare (quando bazzichi il jazz la tentazione della jammata fine a sé stessa è dietro l’angolo). C’è il ritratto in grigio degli “Uomini secchi”, l’esilarante gita a New York dei provinciali della Val di Muggia, sulle tracce di, toh!, Tom Waits (e qui in effetti i debiti contiani appaiono più evidenti) raccontata in “Zumpa zumpa and wine” e poi la finale “Sugar Ray Robinson”, una delle più belle canzoni dedicate alla nobile arte attraverso la rievocazione di uno dei suoi campioni più leggendari. Ma, ripeto, ognuna delle 9 canzoni contiene un’idea forte portante, così come è forte l’apertura di “Nostra signora dei Turchi” (la cui protagonista è ritratta “perfetta al tavolino/ in quella coda di settembre”, tanto perfetta che poi Ghielmetti non può che constatare che “una condanna così forte/ può stare bene solo a me”). I rivestimenti sonori creativi, mai scontati, in cui entrano in ballo chanson, ballad, swing, jazz-rock (nel modo in cui lo declinava, in quegli anni, lo Sting solista), danno la sensazione che tutto giri come si deve, grazie a musicisti ispirati e agli arrangiamenti sapienti di Maurizio Caldironi. D’altra parte il parterre di turnisti è notevole, basti citare quel gran chitarrista che è Giorgio Cocilovo (il suo assolo dal sapore manouche su “Tana del lupo” è da antologia), Mark Harris e Giancarlo Parisi, entrambi in orbita De Andrè (il secondo anche in quella PFM).

Insomma, un album che per me resta una delle vette degli anni ’90 italiani, un capolavoro misconosciuto che andrebbe assolutamente rivalutato.


Ve lo presento (rippato dal vinile, anche se al tempo uscì anche in CD) con tre bonus track, per la prima volta on the web, che documentano la sua esibizione al fatidico Tenco di quell’anno. Sono tratte dalla diretta Radio RAI, durante la quale Ghielmetti si guadagnò gli apprezzamenti di Ernesto Bassignano e Roberto Vecchioni. Putroppo, per i continui parlati degli speakers, sono in forma parziale.


Ghielmetti poi navigherà spesso sotto costa, dedicandosi alla sua professione di farmacista, ma continuando lo stesso a frequentare il mondo musicale producendo due altri album a diversa distanza l’uno dall’altro (“Dolci spose mancate d’un soffio”, 1999, anch’esso fuori catalogo e difficilemente reperibile, e il più recente “Luca Ghielmetti”, 2008, prodotto da Greg Cohen, storico sodale di, ri-toh!, Tom Waits) e collaborando con Enrico Ruggeri (che l’anno scorso sul suo profilo Fb l’ha appellato come “uno dei più grandi cantautori italiani”) e con Giorgio Conte, con cui condividerà spesso e volentieri canzoni e palchi.


Ah, e l’altro? Sì, quello, l’altro cantautore che venne fuori in quella edizione. Beh, anche l’altro era bravo, l’avevo capito subito, tant’è vero che da lì a poco mi comprai anche il suo, di disco. In ogni caso mi pareva ancora un po’ derivativo, acerbo, con un suono tutto sommato più classico. Predico a Luca Ghielmetti un gran futuro, e all’altro un destino da piccoli club.


Il suo nome era Vinicio Capossela, e forse ne avrete sentito parlare.

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 Post by Andrea Altrocanto with a very little Captain's touch